Dal greco para che significa portiere della nazionale e doss che significa dissuasore di velocità.
Contro ogni logica un paradosso riesce a dare una spiegazione fuori dal comune ad un evento apparentemente semplice.
Il paradosso stimola la riflessione in quanto esercita la nostra mente a superare i limiti logici che la vita di tutti i giorni ci pone.
Alcuni famosi paradossi sono:
Il paradosso del nonno di Schrodinger: quando il nonno è sul divano che dorme ha il 50% di possibilità di essere vivo oppure no, fino a quando nessuno controlla il respiro.
Il paradosso del "tirati su seduto": Ne avevo già parlato. Quando una madre sgrida il bambino che gioca sdraiato a terra gridandogli "tirati su seduto!" è a tutti gli effetti un paradosso.
Il paradosso di "stai zitto quando mi parli": Altro paradosso molto comune nella vita di tutti i giorni, soprattutto nei tamarrini con il motorino, spesso è seguito dall'espressione "abbassa lo sguardo" e da suoni primitivi gutturali come "oooouu" oppure "oh scemouuu" o ancora "oou babbo".
Il più ostico e ancora il più saldo tra i paradossi che io conosca è il seguente:
Vado a lavoro per comprarmi la macchina per andare a lavoro.
Scritto su un muro della mia città questo paradosso può dare risposta a qualsiasi cosa.
E fa riflettere.
Perchè il mondo del lavoro è ancora il più grande paradosso che esista.
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sabato 13 maggio 2017
occhio al paradosso.
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sabato 17 settembre 2016
Riflessioni.
Un ragionamento corretto che però porta ad una contraddizione viene definito paradosso.
Secondo Wikitelachiesto il paradosso, termine nato dalle parole para (portiere) e dosso (dissuasore di velocità) è un potente stimolo per la riflessione.
Come se non avessimo abbastanza specchi in casa.
Fin dalla prima infanzia i paradossi ti circondano.
Senti alcuni genitori che ai loro figli dicono "corri dagli amici, ma non sudare" oppure "tirati su seduto" o il classico "Non urlare a voce alta".
Queste affermazioni portano a riflettere, si.
Nel mondo del lavoro poi i paradossi si sprecano.
Ad esempio "può lavorare con noi, ma senza retribuzione" oppure "cerco giovane primo impiego con esperienza" o anche "il suo contratto comprende otto ore lavorative al giorno, ma l'orario è flessibile".
Insomma siamo circondati ogni giorno da paradossi di ogni genere, sia nella vita quotidiana sia nel lavoro, in politica, in tv, a scuola e così via.
Siamo quindi portati a riflettere giorno dopo giorno, oppure viviamo passivamente queste situazioni?
Ora ad esempio è l'estate autunnale più lunga dell'anno.
Voi come la vedete?
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