domenica 22 gennaio 2017

Vogliamo parlare del tempo?

Succede se prendi l'ascensore con il vicino/la vicina di casa.
Ce l'hai messa tutta per prenderlo al volo prima di lui/lei ma non sei stato abbastanza veloce.
E allora partono qui discorsi, vuoti, mentre fissi la placca con su scritto il peso specifico di quante persone possono salire in ascensore mentre..
- Ha visto? là nevica e qua no.
- si ho visto..
- eh ma anche qua fa freddo tra poco viene a nevicare anche qui..
- beh si in effetti..
- si stava così bene qualche mese fa, ora il tempo è matto!
- Si signora non ci sono più le mezze stagioni (sigh!)
- Eh ma è matto come il nostro governo, tutti ladri e non fanno niente!
- Il gov..
- Si tutti li seduti sulle loro poltroncine e non lo mollano il loro posto sa? non si schiodano da li e si ingrassano con tutte le pensioni d'oro e non pagano nulla!
- ma parlavamo del tempo...?
- E quello li a capo che non fa nulla e tutti i partiti che ognuno dice la sua..ah ma son tutti daccordo sà? sono tutti della stessa squadra il loro obiettivo è arricchirsi alle spalle dei poveri.
- si ma..
- lo dicevo alla signora Nuzzi del quarto piano, questi bisogna mandarli via tutti quanti e ricominciare da zero sono tutti corrotti anche quelli nuovi, noi lo sappiamo tutti e non facciamo niente.
- no noi..
- e i giornalisti raccontano solo bugie! ma lavorano sotto di loro! per forza raccontano bugie, a loro non importa niente della sofferenza delle persone..
- Siamo arrivati! arrivederci signora arrivederci!

La prossima volta prendo le scale..ma ve lo ricordate quant'era bello l'autunno?




domenica 8 gennaio 2017

Strascichi dell'anno passato.


Il tempo passa.
Sempre.
E' una costante della nostra vita, ad un certo punto il tempo passa e inizi a diventare nostalgico e a parlare della guerra.
Ora stiamo dietro ogni minuto ogni secondo, cercando di guadagnare quel momento in più o in meno.
Tirati fino all'osso dietro le lancette dell'orologio.
Non sembra ma è così.
A capodanno infatti subito dopo il countdown parte questo senso di libertà di novità subito la mattina dopo si spegne.
Perché mentre tu festeggiavi il tempo passava implacabile.
La lancetta cade sempre più pesante ogni secondo che passa.
TAC.
TAC.
TAC.
Ed è già sera.
TAC.
TAC.
TAC.
Ed è già la mattina dopo.
Le giornate passano velocissime e senza accorgersi ti ritrovi con una badante a bestemmiarle dietro parole incomprensibili.
Quindi in maniera estremamente scontata vi dico:
Se non avete una macchina del tempo, prendetevi tutto il tempo possibile, non correte, ogni attimo è importante.
Certo ci sono dei momenti che sarebbe meglio cancellare nella vita, ma rendono quelli migliori ancora più belli.
Godetevela.
Fate come Bigfoot.



sabato 17 dicembre 2016

creature fantastiche..

e dove trovarle?

Al cinema e nel libro, dove sennò..

Non avendo sottomano il libro, mi sono recato al cinema di fiducia, dove la magia ha un costo.
Dopo i consueti 30 minuti buoni di pubblicità dove alcuni trailer vengono ripetuti, posso mettermi comodo e inizia così l'avventura.
Non ho intenzione di fare spoiler particolari per questo film quindi starò molto sul vago per chi non l'avesse ancora visto.

New York 1926

La professione più remunerativa capace di far battere i cuori alle donne dell'epoca è il magizoologo.
- ciao bellezza, che fai stasera? vuoi uscire con un magizoologo?
- il mio ragazzo fa il buttafuori in discoteca
- ah buona serata, tante care cose..

Questo tizio, il protagonista, arriva con una valigia di Mary Poppins piena di creature raccolte in giro per il mondo.
Tempi d'oro dove potevi portare una valigia con dentro la qualunque senza che nessuno ti faccia una profonda perquisizione, prova tu ora a portarti un barattolo di nutella all'aeroporto e vedi che fine gli fanno fare, tzè!

Comunque con un fantastico espediente narrativo viene scambiata questa valigia contenente tutte le creature e compagnia cantante, che dovrebbe pesare mille chili e invece è leggere e alla moda del momento, con un'altra valigia identica contenente i fondi neri di un'azienda newyorkese.

Da qui in poi inizia un susseguirsi di scene e citazioni, indecifrabili se non si è seguita almeno un pò la saga di Harry Potter, ma comunque godibile e per un pubblico più adulto.

Oh!.. e c'è anche Colin Farrell..mica cotiche, sembra uscito da Parnassus così com'era e inserito in questo film.

Quindi in conclusione, il film è ben fatto nelle sue atmosfere, ma mi ha lasciato nel finale un grosso e gigantesco MEH..

Perchè?
Andatelo a vedere oh!



sabato 3 dicembre 2016

Sentirsi osservati.

Da qualche tempo a questa parte, che faccia caldo oppure freddo, non appena apri un pochino la finestra, anche solo per pochi secondi uno spiraglio minuscolo, ci puoi contare.
La cimice è entrata.
Quando va bene è una, altrimenti viaggiano a gruppi, si fiondano nella finestra come malati di shopping al venerdì nero.
Diventata recentemente patrimonio dell'Unesco, insieme alla pratica dello Yoga, lo Yodel e il caffè e sigaretta, la cimice è un animale furbo e cacciatore, ma anche tenero e coccoloso.
Impiegato anche nello spionaggio ma senza dare risultati, ascoltava e basta.
Bisogna sfatare il falso mito della cimice che puzza, ma avete mai provato voi a prendere il treno e la metropolitana a sentire quanto puzza la gente?!
E non la schiacciamo nemmeno.
Per una puzzetta fatta davanti ad un insettologo tanti anni fa ora ne paga le conseguenza ma pensa te.
Tutte queste dicerie hanno contribuito a dar cattiva fama all'animale che tanti anni fa salvò la vita al premio nobel Alfred Belloreccia, professore alla cattedra della scuola municipale di Pressocchè di Sotto e inventore del vapore che esce dalla pentola quando l'acqua si scalda (prima non esisteva).
Il professor Belloreccia durante l'annuale gara di corsa sulle sedie da ufficio con le rotelle rischiò di perdere il controllo del mezzo e finire fuori strada alla prima curva, rischiando di cadere nel vicino strapiombo, se non fosse intervenuta la cimice che prontamente finì nella sua bocca facendolo cadere a terra molto prima che la sedia da ufficio con le rotelle andasse a sbattere contro il guard rail, prendesse fuoco ed esplose cadendo nel dirupo.
A chi di voi capiti di passare attraverso il paesino di Pressocchè di Sotto, proprio nel centro città potrà notare la statua del Prof. Belloreccia intento a tossire con due dita in gola, simbolo di salvezza.
Qual'è la morale di questa storia?
Se vedete una cimice pensate ai pregiudizi, a quanto la gente ora è invidiosa e cattiva, poi prendete l'aspirabriciole aspiratela, prendete il filtro, vuotatelo nel cesso e il giuoco è fatto.
Buona serata.



venerdì 18 novembre 2016

L'angolino vetusto del cinema.

E della tv.
Oggi volevo parlarvi delle prossime novità per quanto riguarda le serie tv e i film.
Una serie tv in particolare mi ha colpito, ispirata ai racconti di Douglas Adams, autore di "Guida galattica per autostoppisti".
Il telefilm si chiama "Dirk Gently Holistic Detective agency".
Le puntate una dopo l'altra sono un susseguirsi di WTF!, idee nuove e colpi di scena inaspettati che nel grande mare di serie tv non è poco, riesce a distinguersi creando nello spettatore curiosità e divertimento.
Per quanto riguarda il grande schermo invece sono in fissa per il trailer di "Ghost in the shell".
Il film non è altro che l'adattamento cinematografico dell'anime in tutto e per tutto.
In rete è già possibile vedere e confrontare alcune scene dall'anime al film di Scarlett Johansson.
Non vedo l'ora di vederlo al cinema.
Ultimo ma non per importanza, il nuovo film di una figura ormai storica nel mondo del cinema.
Un colosso.
King Kong.
Dopo Godzilla, il pubblico ha dato un riscontro positivo per quanto riguarda i mostri giganti.
E quindi via! prepariamoci a King Kong sempre più grande contro mostri grandi quanto lui e uomini piccoli piccoli che vengono schiacciati come mosche.
Prima o poi Guillermo del toro o qualcun'altro si deciderà a creare un film su Cthulhu...dai su!



domenica 30 ottobre 2016

Racconto di paura.

Un tempo a fine Ottobre riaffiorava anno dopo anno l'atmosfera macabra tipica della notte di Halloween.
Ora invece fine Ottobre è diventato il periodo in cui si parte per il Lucca Comics And Games ™!
Voglio postare un breve racconto, letto tanto tempo fa ma sempre bellissimo, da far gelare il sangue.
Scritto da William Wimark Jacobs il racconto si intitola:
LA ZAMPA DI SCIMMIA
Fuori, la notte era fredda e umida, ma nel salottino di Lakesman Ville le persiane erano chiuse e il fuoco ardeva allegro nel camino. Padre e figlio stavano giocando a scacchi, e il primo, il quale aveva a proposito del gioco idee che comportavano innovazioni radicali, metteva spesso il suo re in situazioni così inutilmente pericolose da suscitare persino i commenti della vecchia signora dai capelli bianchi che se ne stava seduta tranquillamente accanto al camino a lavorare a maglia.
- Senti il vento, - disse White, che, dopo essersi accorto troppo tardi di aver commesso un errore fatale, cercava di escogitare il sistema migliore perché il figlio non lo notasse.
- Lo sto ascoltando, - rispose il figlio, ma continuava a osservare con la massima attenzione la scacchiera, e allungò una mano. - Scacco.
- Credo proprio che non verrà questa sera, - brontolò il padre, una mano appoggiata sul bordo del tavolo.
- Scacco, - ripeté il figlio.
- Ecco il guaio di vivere fuori mano, - blaterò White, con improvvisa e imprevista violenza; - e, fra tutti i peggiori, i più infami posti fuori mano dove vivere questo è il peggiore. Il sentiero è un pantano e la strada è un torrente. Non so che cosa ne pensino gli altri. Probabilmente, dato che ci sono due case soltanto su questa strada, sono convinti che la cosa non conti più di tanto.
- Non preoccuparti, caro, - intervenne la moglie, conciliante; - forse 1a prossima volta vincerai.
White alzò la testa di scatto, appena in tempo per cogliere una occhiata di intesa fra madre e figlio. Le parole gli morirono sulle labbra, e egli nascose nella barbetta grigia un sorriso colpevole.
- Eccolo! - esclamò Herbert White, mentre il cancello sbatteva forte e un pesante scalpiccío si avvicinava alla porta.
II vecchio si alzò, desideroso di fare una buona accoglienza all'ospite, si affrettò verso la porta, e lo sentirono lamentarsi con il nuovo arrivato. Anche il nuovo arrivato si lamentava, ed allora la signora White fece: - Ssst, ssst! - e tossì adagio mentre il marito entrava nella stanza, seguito da un uomo alto e massiccio, dagli occhi piccoli e tondi e dal viso rubicondo.
- Sergente maggiore Morris, - disse il nuovo venuto, presentandosi.
II sergente maggiore strinse la mano ai presenti, accettò la poltrona che gli veniva offerta accanto al fuoco e assunse un'aria soddisfatta mentre il padrone di casa andava a prendere whisky e bicchieri e metteva sulla fiamma un piccolo bricco di rame.
Al terzo bicchiere i suoi occhi si fecero più lucidi ed egli cominciò a parlare; il piccolo circolo familiare guardava con interesse questo visitatore che arrivava da lontano mentre squadrava le larghe spalle nella poltrona e narrava di scene strane e di imprese epiche, di guerre e di pestilenze e di popolazioni curiose.
- Ventun anni di questa vita, - disse White, rivolgendosi alla moglie e al figlio. - Quando è partito era un ragazzino tutto pelle e ossa che lavorava nell'arsenale. E guardatelo un po' adesso.
- Sembra che non se la sia passata molto male, - osservò cortesemente la signora White.
- Anche a me piacerebbe andare in India, - disse White, - non fosse altro che per vedere come è fatto il mondo.
- State molto meglio qui dove siete, - fece il sergente maggiore, scuotendo la testa. E la scosse ancora dopo aver appoggiato al tavolo, con un sospiro, il bicchiere vuoto.
- Mi piacerebbe vedere quei vecchi templi, e i fachiri, e i giocolieri, - insistette il vecchio. - Che cosa avevate incominciato a raccontarmi l'altro giorno a proposito di una zampa di scimmia o simili, Morris?
- Niente, - si affrettò a rispondere il soldato. - O almeno, niente che valga la pena di ascoltare.
- Una zampa di scimmia? - chiese la signora White, incuriosita.
- Bene, è solo un esempio di quella che si potrebbe chiamare magia, forse, - disse il sergente maggiore, con aria disinvolta.
I tre ascoltatori si chinarono in avanti, più interessati che mai. Il visitatore si portò distrattamente alle labbra il bicchiere vuoto, poi tornò ad appoggiarlo sul tavolo. Il padrone di casa si affrettò a riempirglielo.
- A guardarla, - disse il sergente maggiore, frugandosi in tasca, - è una zampetta come tutte le altre, essiccata come una mummia.
Aveva preso di tasca qualcosa, e lo mostrò. La signora White si fece indietro con una smorfia, ma suo figlio invece lo prese e lo esaminò con curiosità.
- E che cosa ha di particolare? - chiese White che, dopo averla presa a sua volta dalle mani del figlio e dopo averla osservata, la mise sul tavolo.
- Ha un incantesimo che le è stato gettato da un vecchio fachiro, - spiegò il sergente, - un santone. Voleva mostrare che il destino domina la vita della gente e che coloro i quali vogliono interferire con il destino lo fanno a proprio rischio e pericolo. Ha messo su questa zampa un incantesimo in modo che tre uomini diversi potessero esigere da essa l'adempimento di tre desideri.
Parlava con una serietà così profonda che i suoi ascoltatori si resero conto come le loro risate apparivano un poco fuori luogo.
- Bene, perché non avete espresso i vostri tre desideri, signore? - domandò Herbert, molto a proposito.
Il soldato lo guardò come, in genere, la mezza età guarda la giovinezza presuntuosa. - Li ho espressi, - disse, adagio, mentre il suo viso segnato si sbiancava.
- E questi vostri tre desideri sono stati realmente esauditi? - volle sapere la signora White.
- Sì, - rispose il sergente maggiore, e il bicchiere gli picchiò contro i denti robusti.
- E qualcun altro ha visto soddisfatti i suoi tre desideri? - insistette la vecchia signora.
- Il primo li ha visti esaudire, sì, - fu la risposta. - Non so quali fossero i primi due, ma il terzo era morto. E' così che sono venuto in possesso della zampa.
Il suo tono era così grave che un profondo silenzio cadde sul gruppetto.
- Se voi avete già visto soddisfatti i vostri tre desideri, è inutile che la teniate allora, - disse alla fine il vecchio. - Per che cosa la conservate ancora?
Il soldato scosse la testa. - Una fantasia mia, immagino. Una volta mi ero messo in testa di venderla, ma credo che non farò mai una cosa del genere. Ha già provocato guai a sufficienza, questa zampa. E poi, nessuno la comprerebbe. Alcuni pensano che si tratti di una favola, e chi ci crede vuole prima metterla alla prova e poi pagarmi.
- Se poteste esprimere altri tre desideri, - chiese il vecchio, guardandolo fissamente, - lo fareste?
- Non lo so, - fece l'altro. - Non lo so.
Prese la zampa, la fece dondolare fra il pollice e l'indice, poi, con un movimento brusco, la buttò nel fuoco. Con un grido soffocato, White si chinò e la recuperò dalle fiamme.
- Meglio lasciarla bruciare, - proclamò il soldato con tono solenne.
- Se non la volete più, Morris, - disse il vecchio, - datela a me.
- No, - replicò l'amico, ostinato. - L'ho buttata nel fuoco. Se la tenete, non date a me la colpa di quello che può succedere. Se siete un uomo di buon senso, fareste meglio a rimetterla fra le fiamme.
L'altro scosse la testa ed esaminò con attenzione l'oggetto di cui era appena entrato in possesso.
- Come si fa? - domandò.
- Tenetela nella destra ed esprimete il desiderio ad alta voce, - spiegò il sergente maggiore. - Ma ci tengo a mettervi in guardia contro le conseguenze del vostro atto.
- Sembrano le Mille e una notte, - commentò la signora White, mentre si alzava e cominciava a preparare la cena. - Non vi pare che, per ciò che mi riguarda, potrei esprimere il desiderio di avere quattro mani?
Suo marito prese il talismano di tasca e poi tutti e tre scoppiarono in una risata, ma il sergente maggiore, il viso atteggiato ad una espressione di profondo allarme, lo afferrò per un braccio.
- Se proprio volete esprimere i vostri desideri, - disse, cupo, - chiedete almeno qualcosa di sensato.
White tornò a mettere in tasca la zampa, poi, sistemate le sedie, fece cenno all'amico di prendere posto a tavola. Durante la cena il talismano fu quasi completamente dimenticato, e più tardi i tre ascoltarono con profonda attenzione una seconda puntata delle avventure del soldato in India.
- Se la storia della zampa di scimmia non è più degna di fede di quelle che ci ha raccontato, - disse Herbert quando la porta si fu chiusa alle spalle del loro ospite, appena in tempo perché arrivasse a prendere l'ultimo treno, - credo proprio che non riusciremo a ricavarne molto.
- Gli hai dato qualcosa in pagamento, papà? - chiese la signora White, guardando attentamente il marito.
- Oh, una sciocchezza, - egli rispose, arrossendo un poco. - Non voleva accettare niente, ma ce l'ho costretto. Ed ha ancora insistito perché la buttassi via.
- Già, - fece Herbert, con ben simulato orrore. - Oh, saremo ricchi e famosi e felici. Esprimi il desiderio di diventare imperatore, papà, tanto per cominciare; in questo modo non sarai più agli ordini di tua moglie.
Poi cominciò a correre attorno al tavolo, inseguito dalla furibonda signora White armata di un copridivano.
White prese la zampa di tasca e la osservò, dubbioso.
- Non so quale desiderio esprimere, e questo è un fatto, - disse lentamente. - Mi sembra di avere tutto quello che voglio.
- Se solo potessi far rimettere in ordine la casa, saresti più felice, non è vero? - fece Herbert, appoggiandogli una mano su una spalla. - Bene, chiedi duecento sterline allora; saranno più che sufficienti.
Il padre, sorridendo un poco vergognoso della propria credulità, levò alto il talismano mentre il figlio, con un'aria solenne guastata però da un allegro ammiccamento alla madre si mise a sedere al piano e faceva echeggiare tutta una serie di lugubri accordi.
- Desidero duecento sterline, - disse il vecchio, scandendo le parole.
Il suono del pianoforte coronò la frase, ma fu subito interrotto da un grido di terrore del vecchio. La moglie e il figlio si precipitarono verso di lui.
- Si è mosso! - egli esclamò, con una occhiata di disgusto all'oggetto che giaceva sul pavimento. - Mentre esprimevo il desiderio, mi si è contorto in mano come un serpente.
- Bene, non vedo il danaro, - disse il figlio, raccogliendo la zampa e mettendola sul tavolo, - e scommetto che non lo vedrò mai.
- Deve essere stata la tua immaginazione, papà, - mormorò la moglie, guardandolo con espressione ansiosa.
- Egli scosse la testa, adagio. - Non importa, comunque; non è successo niente di male, ma è una cosa che mi ha dato lo stesso un brutto colpo.
Tornarono a mettersi a sedere accanto al fuoco mentre i due uomini terminavano di fumare la pipa. Fuori, il vento era più forte che mai, e il vecchio sussultò, nervoso, al rumore di una porta che sbatteva al piano di sopra. I tre rimasero immersi in un silenzio insolito e deprimente che durò fino a quando la vecchia coppia si alzò per andarsi a coricare.
- Probabilmente troverai i soldi avvolti in un grosso pacco in mezzo al tuo letto, disse Herbert, dopo aver augurato la buona notte, - e in cima all'armadio ci sarà accasciato qualcosa di orribile che ti spierà mentre metti in tasca quel danaro mal guadagnato.
Il mattino seguente, alla luce del sole invernale che pioveva sul tavolo della prima colazione, Herbert rise dei propri timori. Nella stanza c'era un'aria di sana allegria che era mancata completamente la sera precedente, e la sudicia e raggrinzita zampetta giaceva abbandonata sulla credenza con una noncuranza che lasciava intendere una ben scarsa fiducia nelle sue virtù.
- Credo che tutti i vecchi soldati siano eguali, - disse la signora White. - Bella idea la nostra di starcene a ascoltare tutte quelle sciocchezze. Come è possibile che i desideri siano esauditi al giorno d'oggi? E, ammesso che fosse possibile, che male ti farebbero duecento sterline, papà?
- Può darsi che gli cadano sulla testa dal cielo, - commentò il frivolo Herbert.
- Morris ha detto che tutto accadeva nel più naturale dei modi, - replicò il padre, - tanto che tu, volendo, avresti potuto attribuire la cosa a una coincidenza pura e semplice.
- Bene, non capitare sul danaro prima del mio ritorno, - disse Herbert, alzandosi da tavola. - Temo che ti trasformerebbe in un uomo meschino e avaro, e in tal caso noi saremmo costretti a sconfessarti.
La madre rise, lo seguì fino alla porta, lo guardò mentre si avviava giù per la strada e, quando tornò alla tavola, si prese allegramente gioco della credulità del marito. Il che non le impedì di precipitarsi alla porta quando il postino bussò, e non le impedì di accennare, sia pure brevemente, alle abitudini alcoliche di un sergente maggiore in ritiro quando risultò che la posta le aveva recapitato soltanto un conto del sarto.
- Credo che, quando tornerà a casa, Herbert pescherà fuori qualcun'altra delle sue osservazioni ironiche, - osservò, mentre sedevano a pranzo.
- Temo di sì, - convenne White, versandosi un poco di birra; ma, con tutto ciò, quella cosa mi si è mossa in mano, sarei pronto a giurarlo.
- Ti è sembrato così, certo, - disse la vecchia, conciliante.
- Ti dico che è così, - replicò lui. - Non ci pensavo nemmeno; ho avuto semplicemente... Che c'è?
La moglie non gli rispose. Era intenta a seguire con gli occhi i misteriosi movimenti di un uomo che, fuori, stava guardando con aria indecisa la casa, quasi cercasse di decidersi a entrare. Il pensiero fisso alle duecento sterline, ella notò che lo sconosciuto era ben vestito e portava in testa un cappello a cilindro di seta, nuovo di zecca. Tre volte l'uomo indugiò con la mano sulla maniglia, poi, proseguì. La quarta volta indugiò con la mano sulla maniglia, poi, con subitanea decisione, spinse e si avviò su per il sentiero. Nello stesso istante la signora White si portava in fretta le mani dietro la schiena, slacciava in fretta le fettucce del grembiale e nascondeva questo utile articolo di uso domestico sotto il cuscino della sedia.
Ella fece accomodare nella stanza lo sconosciuto, che appariva a disagio. L'uomo guardava furtivamente la signora White, ed ascoltò con espressione preoccupata la vecchia signora mentre si scusava per il disordine della stanza e per la giacca del marito, un indumento che di solito veniva riservato per i lavori in giardino. Poi ella attese, nei limiti della pazienza del suo sesso, che l'altro entrasse in argomento, ma sulle prime lo sconosciuto si tenne stranamente silenzioso.
- Mi... mi hanno chiesto di passare da voi, - disse alla fine, e si chinò per togliere un filo dal risvolto dei calzoni. - Vengo da parte della Maw & Meggins.
La vecchia sussultò. - Qualcosa di grave? - chiese ansante. - È successo qualcosa a Herbert? Che cosa? Che cosa?
Intervenne il marito. - Via, via, mamma, - disse in fretta. - Siediti e non arrivare a conclusioni avventate. Sono sicuro che non venite a portarci cattive notizie, signore, - e guardò l'altro con espressione ansiosa.
- Sono dolente... - cominciò il visitatore.
- È ferito? - domandò la madre.
Il visitatore annuì con un cenno. - Ferito gravemente, - disse, adagio, - ma non soffre più.
- Oh, sia ringraziato Iddio, - esclamò la vecchia, giungendo le mani.
- Sia ringraziato Iddio! Sia ringra...
Si interruppe bruscamente mentre il sinistro significato di quella frase cominciava a farsi chiaro per lei, e sul viso che l'uomo teneva rivolto verso terra lesse la peggiore conferma dei propri timori. Trattenne il fiato allora e, voltandosi verso il marito che non era riuscito ancora a capire gli appoggiò una mano tremante su una spalla. Seguì un lungo silenzio.
- È finito fra gli ingranaggi di una macchina, - disse alla fine il visitatore, a voce bassa.
- Finito fra gli ingranaggi di una macchina, - ripeté White, con tono atono, - sì.
Si mise a sedere, gli occhi che non vedevano fissi fuori dalla finestra, e prese fra le sue la mano della moglie, e la strinse forte, come aveva fatto nei giorni ormai lontani in cui l'aveva corteggiata, circa quaranta anni prima.
- Era il solo che ci fosse rimasto, - disse poi, girando la testa verso il visitatore. - E' dura.
L'altro tossì e, alzandosi, si diresse lentamente verso la finestra.
- La ditta desiderava che vi presentassi le mie più sincere condoglianze per la vostra grave perdita, - disse, senza voltarsi. - Capirete, spero, che io sono un semplice funzionario e che obbedisco soltanto a ordini ricevuti.
Nessuna risposta; la vecchia aveva il viso cereo, gli occhi sbarrati e fissi, e quasi non respirava; il viso del marito aveva l'espressione che aveva dovuto avere quello del suo amico sergente impegnato nella prima azione di guerra.
- Sono venuto qui per dire che la Maw & Meggins respinge ogni e qualsiasi responsabilità, - continuò l'altro. - Non vanno debitori di nulla nei vostri confronti, ma, in considerazione dei servizi di vostro figlio, desiderano offrirvi quale compenso una certa somma.
White lasciò andare la mano della moglie e, alzandosi in piedi, guardò con una espressione inorridita il suo visitatore. Le sue labbra aride formularono la parola: - Quanto?
- Duecento sterline, - fu la risposta.
Senza neppure udire il grido della moglie, il vecchio abbozzò un debole sorriso, allungò le mani in avanti, come un cieco, e si afflosciò, svenuto, sul pavimento.

***

I due vecchi seppellirono il loro morto nel grande cimitero nuovo, a due miglia circa di distanza, e fecero ritorno a una casa immersa nelle ombre e nel silenzio. Tutto si era svolto così in fretta che da principio quasi non riuscivano a rendersene conto, e rimasero in uno stato di attesa, come se dovesse succedere qualcosa d'altro, qualcosa che valesse ad alleggerire quel carico, troppo pesante per i loro stanchi cuori. Ma i giorni passavano, e l'attesa cedette alla rassegnazione, quella rassegnazione senza speranza dei vecchi che viene spesso scambiata per apatia. Qualche volta quasi nemmeno si parlavano, perché non avevano nulla da dirsi, e le loro giornate erano lunghe e tediose.
Fu circa una settimana dopo che il vecchio, svegliandosi all'improvviso nel cuore della notte, allungò una mano e si accorse di essere solo. La stanza era immersa nelle tenebre, e dalla finestra giungeva il suono di un pianto sommesso. Si sollevò sul letto e tese l'orecchio.
- Torna qui, - disse, teneramente. - Prenderai freddo.
- Fa ancora più freddo per mio figlio, - rispose la vecchia, scoppiando di nuovo in lacrime.
La eco dei singhiozzi svanì alle sue orecchie. Il letto era tiepido, ed egli aveva gli occhi pesanti di sonno. Finì per appisolarsi, poi si addormentò, fino a quando un grido alto, selvaggio della moglie non lo fece risvegliare con un sussulto.
- La zampa di scimmia! - ella urlava, frenetica. - La zampa di scimmia!
Si drizzò, allarmato. - Dove? Dov'è? Che c'è?
Ella avanzò con passo incerto verso di lui, attraverso la stanza. - La voglio, - mormorò. - Non l'hai distrutta, vero?
- È in salotto, sulla mensola, - rispose, meravigliato. - Perché?
Ella urlò e rise a un tempo, poi, chinandosi su di lui, lo baciò su una guancia.
- Ci ho pensato solo adesso, - gli disse, istericamente. - Perché non ci ho pensato prima? Perché non ci hai pensato tu?
- Pensato a che cosa? - chiese.
- Gli altri due desideri, - rispose, in fretta. - Ne abbiamo espresso solo uno.
- E non è stato forse abbastanza?
- No, - esclamò ella, trionfante, - ne esprimeremo un altro ancora. Va' a prenderla subito ed esprimi il desiderio che il nostro ragazzo torni in vita.
L'uomo si mise a sedere sul letto e scostò le lenzuola dalle membra tremanti. - Mio Dio, sei pazza! - gridò, sbalordito.
-Va' a prenderla, - fece lei, ansante, - va' a prenderla.
- Torna a letto, - mormorò, con voce incerta. - Non sai quello che stai dicendo.
- Il primo desiderio è stato esaudito, - replicò la vecchia, febbrilmente.
- Perché non dovrebbe esserlo anche il secondo?
- Una coincidenza, - balbettò White.
- Va' a prenderla ed esprimi il desiderio, - urlò la vecchia, e lo trascinò verso la porta.
Egli scese nelle tenebre, raggiunse a tentoni il salotto e trovò la mensola. Il talismano era al suo posto, ed egli si senti invadere dall'orribile paura che il desiderio ancora inespresso potesse portargli lì il figlio mutilato senza lasciargli il tempo di uscire dalla stanza, e trattenne il respiro allora, mentre si accorgeva di non sapere più da che parte fosse la porta. La fronte madida di gelido sudore, fece il giro del tavolo, poi continuò, guidandosi sul muro, fino a quando non si trovò nel piccolo corridoio, quella strana e misteriosa cosa stretta in una mano.
Persino il viso pallido di sua moglie appariva cambiato quando entrò nella stanza. Era bianco e ansioso, e ai suoi timori parve che avesse una espressione insolita. In quel momento ebbe paura di lei.
- Il desiderio! - ella gridò, con voce energica.
- È una cosa folle e malvagia, - balbettò.
- Il desiderio! - ripeté la moglie.
Sollevò la mano. - Voglio che mio figlio torni in vita.
Il talismano cadde per terra, ed egli lo guardò, rabbrividendo. Poi si abbandonò, tremante, su una sedia mentre la vecchia, gli occhi accesi, andava alla finestra ed apriva le persiane.
Rimase seduto lì fino a quando il freddo non gli penetrò nelle ossa, e ogni tanto dava una rapida occhiata alla figura della vecchia che guardava fuori. Il mozzicone, che era arrivato sotto il bordo dei portacenere di ceramica, allungava ombre pulsanti sul soffitto e sulle pareti, poi, dopo un ultimo guizzo più forte, si spense. Sollevato oltre ogni dire all'idea che il talismano si era rivelato inefficace, il vecchio si trascinò di nuovo fino al letto, e un paio di minuti dopo la moglie lo raggiunse e si distese stancamente al suo fianco.
Nessuno parlava, ma se ne stavano tutti e due in silenzio ad ascoltare il ticchettio del pendolo. La scala scricchiolò e un topo corse precipitosamente e rumorosamente nel muro. Il buio era opprimente, e, dopo essere rimasto immobile per qualche tempo per raccogliere tutto il suo coraggio, il marito prese la scatola dei fiammiferi, ne accese uno e scese al piano terreno per andare a cercare una candela.
Ai piedi delle scale, il fiammifero si spense, ed egli si fermò per accenderne un altro; proprio in quel momento, un colpo, così leggero e furtivo da essere appena percepibile, venne bussato alla porta.
I fiammiferi gli caddero di mano. Rimase immobile, senza respiro, fino a quando il colpo si ripeté. Allora si voltò e risalì di corsa nella sua stanza e si chiuse la porta alle spalle. Un terzo colpo echeggiò nella casa.
- Che cosa è? - esclamò la vecchia, sollevandosi.
- Un topo, - le rispose, con voce incerta, - un topo. - Mi è passato davanti sulle scale.
La moglie si mise a sedere sul letto, l'orecchio teso. Un colpo energico rimbombò per tutta la casa.
- E' Herbert! - ella gridò. - È Herbert!
Si precipitò alla porta, ma il marito le si parò dinanzi e, prendendola per un braccio, la tenne saldamente.
- Che cosa intendi fare? - le bisbigliò, roco.
-E' il mio ragazzo... è Herbert! - urlò ella, dibattendosi meccanicamente.
- Avevo dimenticato che c'erano due miglia da percorrere. Perché mi trattieni? Lasciami andare! Devo aprirgli la porta!
- Per l'amor di Dio, non lasciarlo entrare! - esclamò il vecchio, tremante.
- Hai paura di tuo figlio! - strillò la vecchia, lottando per liberarsi. - Lasciami andare. Vengo, Herbert, vengo!
Un altro colpo, un altro ancora. Con una mossa improvvisa la vecchia si divincolò e si precipitò fuori dalla stanza.
Il marito la seguì sul pianerottolo e la chiamò con voce straziante mentre correva giù per le scale. Udì il tintinnio della catena che veniva tolta, il rumore del catenaccio che scivolava adagio dalla sua piastra. Poi, ecco la voce della vecchia, forzata e ansante.
- Il catenaccio in alto, - gridò, a voce altissima. - Scendi. Non ci arrivo.
Ma il marito era con le mani e con le ginocchia sul pavimento e cercava disperatamente la zampa. Se solo fosse riuscito a trovarla prima che quello che c'era fuori entrasse...
Un tambureggiare di colpi echeggiò per la casa, ed egli udì il rumore di una sedia che veniva trascinata, che la moglie appoggiava alla porta, nel corridoio. Udì il cigolio del catenaccio che veniva spinto indietro, adagio, e nello stesso istante trovò la zampa di scimmia, e mormorò freneticamente, ansando, il suo ultimo desiderio.
I colpi cessarono bruscamente, anche se la loro eco indugiava ancora nella casa. Udì lo scricchiolio della sedia che veniva spinta indietro, il rumore della porta che si apriva.
Una ventata gelida si infilò su per le scale, ed un lungo ed alto gemito di delusione e di scoraggiamento della moglie gli diede il coraggio di correrle accanto e poi di spingersi fino al cancello. Il lampione che sorgeva proprio lì di fronte illuminava una strada silenziosa e deserta.



sabato 15 ottobre 2016

La felicità.

E' un bicchiere di vino, magari appena moltiplicato, accompagnato da un panino ai pani e pesci.
La felicità.
E' svegliarsi alle 9 vestirsi in tutta calma fare colazione e andare a lavoro senza traffico, ascoltando la tua musica preferita.
La felicità.
E' fare un lavoro per niente lontano dalle tue competenze dove non hai a che fare con dei decerebrati e  che ti dia un pò di soddisfazione nel farlo.
La felicità.
E' viversi il weekend sacrosanto senza chiudersi in qualche centro commerciale, dove dei poveri cristi per colpa di gente annoiata che non sa cosa fare il sabato e la domenica il weekend non lo vivono da troppo.
La felicità.
Felicitàà

Seconda strofa

Felicità.
E' avere dei vicini di casa per niente chiassosi e che cucinano leggero in modo che l'aglio e la peperonata non s'impregni sulla tua pelle.
La felicità.
E' entrare in un locale e scoprire che il livello di materia grigia tra tutti gli avventori non si riduce al livello "minkia boh, cioè figa stai male".
La felicità.
E' guardare il telegiornale e complimentarsi per come viene gestita egregiamente la situazione politico/economica del nostro bel paese.
La felicità.
Felicitààà